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Il Greco di Bianco DOC

Tra storia e leggenda

Il “Greco di Bianco” è un vino dolce passito prodotto a Bianco, sulla costa sudorientale della provincia di Reggio Calabria. Bianco era originariamente una suddivisione del comune di Gerace e, pertanto ,il vino era conosciuto con il nome di “Greco di Gerace”. Dopo che Bianco divenne comune indipendente, il vino fu ribattezzato “Greco di Bianco”.

Conosciuto come uno dei vini più pregiati e rari d’Italia, il Greco di Bianco nacque dall’omonimo vino greco.

Secondo una leggenda, la vite “Greco” fu importata in Calabria nel VII secolo a.C. dai coloni greci. Di fatto, la leggenda narra che ai tempi della Magna Grecia, un gruppo di coloni trapiantò la vite in questo territorio, i cui aromi si mescolarono a quelli del mare, mentre i colori del paesaggio ricordavano quelli del paese natio. 

Un’altra leggenda racconta che, nel 560 A.C., un battaglione di 10.000 Locresi, rinvigoriti e rincuorati dopo aver bevuto grandi quantità di Greco di Bianco, sconfisse un contingente di 130.000 uomini crotonesi.

Il Greco di Bianco ha ottenuto la classificazione DOC nel 1980 e ha vinto numerosi riconoscimenti, fra cui i più importanti sono la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1912/1913, il “Grand Prize“ alla seconda fiera internazionale di Tripoli del 1928, la medaglia d’oro al dodicesimo concorso nazionale dei vini di Pramaggiore.

Dove si produce il Vino Greco di Bianco D.O.C.?

La zona di produzione si colloca prevalentemente in collina ad un’altitudine massima di 200 m s.l.m.

I terreni si suddividono in argillosi (50%), sabbioso-argillosi (40%) e sabbiosi (10%). Sulla base delle analisi attuali condotte dal Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, si può dedurre che il terreno di coltivazione delle vigne è povero di sostanze organiche quali nitrogeno e fosforo, mentre è ricco di potassio. 

L’area di coltivazione del Greco di Bianco copre un’estensione di circa 49 ettari e si concentra soprattutto nei comuni di Bianco e Casignana

La coltivazione di questo delicato vitigno predilige sistemi di allevamento che non sono ad alberello. Questa deve avvenire in ambienti caldi e secchi, sebbene la produzione abbia mostrato una resistenza a condizioni climatiche avverse.

Come si produce?

Ad oggi si seguono ancora i metodi antichi, rappresentati dalle competenze maturate dalla tradizione e la cultura locali raffinate nei secoli dai produttori, associati a tecniche di vinificazione contemporanee.

Il poeta greco Esiodo, ne "Le opere e i giorni" descriveva così questo procedimento: 

"quando Orione e Sirio siano giunti nel mezzo del cielo, ed Aurora dalle rosee dita avvisti Arturo, cogli allora tutti i grappoli, o paese, e portali in casa; per dieci giorni e per dieci notti esponili al sole, per cinque mettili all'ombra, e al sesto stiva nei vasi i doni di Dioniso molto felice."  

La vendemmia normalmente si effettua i primi quindici giorni di settembre, esclusivamente a mano per preservare l’integrità dei singoli grappoli.

Le uve sono poste sui tradizionali graticci, realizzati artigianalmente, ed essiccate al sole per raggiungere la maturazione ottimale in maniera naturale.

Segue poi una fase di pressatura soffice in torchi di medio/piccole dimensioni, a cui si accompagna la fermentazione in botti di castagno. 

Il risultato è un vino passito che ben si presta ad essere bevuto “giovane” (due o tre anni),  ma soprattutto dopo un periodo di affinazione in botte, che va dai 5 ai 10 anni, diventando ancora più strutturato, equilibrato e corposo. 

 

 

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